















(c.1530 – after 1617)
La venuta, et i progressi miracolosi della S.ma Madonna dipinta da S. Luca posta sul monte della Guardia dall'anno che ci venne 1160 sin all'anno 1617. dalla M. Rev. da Madre suor Diodata Malvasia dell'ordine di S. Dom.co in S. Mattia raccolti e distesi
Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio
A Dominican nun in the Convent of San Mattia, in Bologna.
This is her only printed book and is dedicated to Alessandro Ludovisi (1554-1623), at the time cardinal in Bologna, who will become pope in 1621 (Gregory XV). Apart from this book, the manuscript in 18 folios entitled: Breve discorso di quanto avvene alle reverendissime suore di San Mattia et San Luca, monasterij uniti dell’anno 1573, Bologna, is saved in Biblioteca comunale dell’Archiginnasio, MS Gozzadini 189, 209r–227r. In 2015 all two works were translated in English: Diodata Malvasia, Writing on the Sisters of San Luca and Their Miraculous Madonna. Ed. And Trans. Danielle Callegari and Shannon McHug, The Other Voice in Early Modern Europe Series,Chicago, 2015.
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La venuta, et i progressi miracolosi della S.ma Madonna dipinta da S. Luca posta sul monte della Guardia dall'anno che ci venne 1160 sin all'anno 1617. dalla M. Rev. da Madre suor Diodata Malvasia dell'ordine di S. Dom.co in S. Mattia raccolti e distesi.
ALL` ILL, mo, E REV.mo SIGNORE IL SIGNOR CARDINALE LODOVISI Arcivescovo di Bologna, et Principe

In Bologna per gli Heredi di Gio. Rossi.
Con licenza de’ Superiori
[2r] All`Illustrissimo, et Reverendiss. SIG. CARDINALE ALESSANDRO LODOVISI DIGNISSIMO ARCIVESCOVO Di Bologna, & Prencipe.
Disposta dar alle Stampe la venuta, e progressi miracolosi della Santiss. Immagine dipinta da S. Lucca, e collocata nel Monte della guardia, non sì tosto (fidatami nella molta bontà di V. Sig.Illustriss .e Reverendiss. che benignamente fosse per rimirarla) elessi dedicargliela,
che in rimirando le innumerabili qualità Heroiche, le Indicibili virtudi, che la rendon sì riguardevole a tutto il mondo, e veggendo splender fra quelle, qual sol fra le stelle, la divozione che tiene alla Regina del Cielo, et all'Immagine sua, che m'accorsi divenir' l'elezione obbligo inevitabile, e l'Operetta Spirituale, da se sola correrà V. S. Illustriss. e Reverendiss o qual cosa leggiere, in riguardo alla debolezza dell'ingegno mio, alla circonferenza o qualcosa grave rispetto alla materia soggetta al centro. Illustriss e Reverendiss. Sign. decoro di questa Patria nostra anzi sua a lei tutta qual linee al centro attenta, e intenta, gli honori, e le dignitadi seguono le virtudi come [2v] le ombre i corpi, indi i gradi eminenti, i titoli gravi ch'ella gode, molto bene dimostrano di quanta prudenza, di qual esperienza ella sia adorna, con quanta destrezza, e maturità di consiglio sappia trattar i pubblici maneggi, nei quali hora indefessa con ogni fedeltà si esercita a beneficio universale, con soddisfazione compitissima, e comune, per il che si è fatta oggimai più che gloriosa con le sue nobilissime azioni, che non tanto il sangue della nobilissima sua famiglia, e ornamento dell'Illustrissima sua persona, quanto la nobilissima sua persona, e splendore dell'Illustrissima sua famiglia, e Patria insieme, e sopra modo con la maniera dolcissima de suoi candidi costumi a tutti così amabile, che piuttosto deva notarsi d'Invidia chi non l'ammira, che di assentatione chi la loda. Viva felice, che cosi incessantemente tutte le Sorelle le preghiamo da N. Sig. et io fra le altre, inetta a lodarla, atta a riverirla chinomi con ogni divoto affetto, la prego accettar questo picciol testimonio della divozione mia, e col baciarle il Lembo delle Sacratissime vesti faccio me stessa, e questo nostro luogo a V. S. Illustriss. e Rever. raccomandata.
Data da S.Matthia, il di 24 Aprile 1617.
A V.S, Illustriss. e Reverendiss.
Humiliss. e devotiss.servitrice nel Sig.
Suor Adeodata Malvasia.
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[9r] Al divoto Lettore.
AD amico fedele, che in vita, in morte, et in ogni fortuna habbia dato conforto, consiglio, et aiuto, quantunque si malagevole per forze humane, render giusta ricompensa, deve qualsivoglia industriarsi di riconoscer l'amore, e mostrar al mondo anco che giunger non possa a dicevole guiderdone, almen ch`habbia voluto. Perché non è certo, vizio dell’ingratitudine maggiore, perciò gravissimamete punita da Persi, peggior vizio piacque anco a Xenofonte chiamarlo di tutti gli altri, e disse a ragione il Comico nella Persa, che
scelleratissimo era quell'huomo, che ben sapeva ricever il benefizio, e non ricompensarlo, e tolse facilmente questa sentenza dall'Aiace di Euripide, nel quale si legge, che mai non sarà tenuto da bene colui, né generoso, che pone i ricevuti benefici in oblio; et io per me stimo (se pur picciol fiammella, per non dir femminella, capir può fra tanti splendori [9v] di virtuosi, al mondo più che chiari) che l'ingratitudine sia contraria all'honestà , una specie di crudeltà bestiale, nimica della grazia, della salute, della vita, della compagnia civile, lo disse della Chiesa, e della mia Religione, Tomaso Santo d'Aquino Angelico Dottore, vero interprete della Divina volontà ; e d'altri Santi sentesi già riferire, che a pena si possi trovar crutio nell'Inferno sufficiente a castigar l'ingrato. E su opinione di Seneca, anco non havesse lume di sede, che vizio non fosse più contrario all'humanità ; che più sciolga la congiunzione de gli animali humani, che l'ingratitudine, quale non ha meno in odio Dio ottimo, che la si habbino tra noi gli animi gentili, e magnanimi. E se la gratitudine è ornamento di tutte le virtù, come che da lei nasca l'amore de figliuoli verso il Padre, la Carità verso la patria, l'amicizia fra le genti, l'honore, e la riverenza all'immortal Iddio, non è da dubitar punto, che l'ingratitudine non sia brutezza di tutti gl'altri vizi maggiori, e che da lei non naschino tutti i mali con perpetua infamia [10r] di chi ingrato si mostra. Indi Pitagora, il primo che si chiamò della sapienza amatore non volle che tenessimo le Rondini sotto Tetti, perché secondo Plutarco raffigurano l` ingratitudine. Qual dolcezza sento io quado nelle hore successive, fatti quelli eserciti spirituali, che si devono nel Monasterio, trattenendomi a ravvivar l'intelletto, leggo l'esempio d'Elpi Samio, il quale havendo tratto dalla bocca d’un Leone in Africa, ove era con la nave arrivato, un osso che li teneva in guisa i denti racchiusi, che non poteva magnare, ne rihebbe tal gratitudine dal Leone, che mai mancò mentre stette con la nave al lito, di portargli fiere da lui uccise, per nutrimento di lui, e di tutti quelli ch'erano nella nave; E di quel Serpente, che nutrito di picciolo da un tenero fanciullo, fatto grande e fuggitogli verso boschi, ove la sua natura il richiamava, occorse che passando per quelli, , il figliuolo, che nutrito l’haveva, incappò nei malandrini, e mentre gli facevano violenza per torgli la robba, anzi la vita gridando ad alta voce il figliuolo per ricercar aita, fusse sentito [10v] dal Serpente, qual raccordevole del beneficio con sol lecitosa striscia, verso la parte ove sentea la voce gionger all'orecchio, correndo assalì, e con ogni possibil furia venenosa uccise i malandrini, liberando il suo nutritore dal pericolo della morte; dico fra me stessa, sarà forsi tale l'ingratitudine della creatura ragionevole, che si lasci superar di gratitudine dalle fiere, Ah? Non sia vero mai. E s'alcuni se ne trovano, non sarò io già mai di numero tale. Indi ò benigno Lettore vissuta tant'anni nel Monasterio di San Mattia sotto la Regola del gran Patriarca Domenico, e ricevuti tanti benefici da Christo, e dalla Santissima Vergine, inquieta vivo nell'animo, vogliosa di mostrare a tanti favori qualche gratitudine, et anco tutte le opere mie, e continui esercizi spirituali, che in comune, et in particolare si fanno nel Monasterio, a lei presenti, parmi nulladimeno far men che nulla; e certa essendo che quanto far mi possa e picciol contrapeso a tante grazie, intentata non lascerò giammai occasione alcuna, per la quale mostrar possi animo grato [11r] a tanta Madre , e questa fra le altre mi è parsa assai opportuna, dar alle stampe l’Opera presente. Operai in questo genere qualche cosa già dieci anni sono che io fui Vicaria in questo luogo di San Lucca, tuttavia intenta al governo della Casa non potei dar quel compimento, che bramavo, dove hora di novo essendovi stata sotto la custodia della Molt. Illustre, et Molto Reverenda Madre Suor Alphonsa della nobilissima famiglia de Fantuzzi, di quella dico da quale ne uscirono tanti
huomini, e donne singolari in ogni virtù, che sia meglio tacerle, che dirne pochi, anco che l'obbligo, et amor grande ch'io le devo, e porto mi vi sproni, quali tutte per certo sintillano nella molta prudenza sua, per il che consolata d'animo per industria, e gratia della M. Illust. Vicaria, sana di corpo per gratia della Santissima Vergine ho havuta commodità di scorrere meglio i particolari di questa Santissima Immagine raccogliergli, et accrescergli come vedrai alcuni miracoli operati di novo, e d'altre cose spirituali. Onde spero riceverai, o benigno Lettore, non [11r] poca consolazione. Resta hora, che leggendo, e ritrovando qualche imperfezione, iscusi il sesso feminile nel mio particolare, certo che nell'universale vi è la virtù Heroicha, et forsi in miglior condizione vi son tutte quelle virtù, che ne maschi, et accetti l'affetto mio, e il buon volere: Et io fra tanto qual Cerva matutina fra monti invigilando al mio Signore et alla Regina del Cielo, difesa da Pampini di questa vite, che germogliò, e produsse il più odorifero e suave frutto, che trovar si possi in terra, o in Cielo pregando quella per beneficio dell' anima tua, dirò gioiosa, non temo insidie di cacciator alpestre, ne lingua mordace, serbando al meglio ch'io posso, non mviolando i Pampini della Protettrice.
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(c.1530 – after 1617)
La venuta, et i progressi miracolosi della S.ma Madonna dipinta da S. Luca posta sul monte della Guardia dall'anno che ci venne 1160 sin all'anno 1617. dalla M. Rev. da Madre suor Diodata Malvasia dell'ordine di S. Dom.co in S. Mattia raccolti e distesi
Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio
A Dominican nun in the Convent of San Mattia, in Bologna.
This is her only printed book and is dedicated to Alessandro Ludovisi (1554-1623), at the time cardinal in Bologna, who will become pope in 1621 (Gregory XV). Apart from this book, the manuscript in 18 folios entitled: Breve discorso di quanto avvene alle reverendissime suore di San Mattia et San Luca, monasterij uniti dell’anno 1573, Bologna, is saved in Biblioteca comunale dell’Archiginnasio, MS Gozzadini 189, 209r–227r. In 2015 all two works were translated in English: Diodata Malvasia, Writing on the Sisters of San Luca and Their Miraculous Madonna. Ed. And Trans. Danielle Callegari and Shannon McHug, The Other Voice in Early Modern Europe Series,Chicago, 2015.
















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La venuta, et i progressi miracolosi della S.ma Madonna dipinta da S. Luca posta sul monte della Guardia dall'anno che ci venne 1160 sin all'anno 1617. dalla M. Rev. da Madre suor Diodata Malvasia dell'ordine di S. Dom.co in S. Mattia raccolti e distesi.
ALL` ILL, mo, E REV.mo SIGNORE IL SIGNOR CARDINALE LODOVISI Arcivescovo di Bologna, et Principe

In Bologna per gli Heredi di Gio. Rossi.
Con licenza de’ Superiori
[2r] All`Illustrissimo, et Reverendiss. SIG. CARDINALE ALESSANDRO LODOVISI DIGNISSIMO ARCIVESCOVO Di Bologna, & Prencipe.
Disposta dar alle Stampe la venuta, e progressi miracolosi della Santiss. Immagine dipinta da S. Lucca, e collocata nel Monte della guardia, non sì tosto (fidatami nella molta bontà di V. Sig.Illustriss .e Reverendiss. che benignamente fosse per rimirarla) elessi dedicargliela,
che in rimirando le innumerabili qualità Heroiche, le Indicibili virtudi, che la rendon sì riguardevole a tutto il mondo, e veggendo splender fra quelle, qual sol fra le stelle, la divozione che tiene alla Regina del Cielo, et all'Immagine sua, che m'accorsi divenir' l'elezione obbligo inevitabile, e l'Operetta Spirituale, da se sola correrà V. S. Illustriss. e Reverendiss o qual cosa leggiere, in riguardo alla debolezza dell'ingegno mio, alla circonferenza o qualcosa grave rispetto alla materia soggetta al centro. Illustriss e Reverendiss. Sign. decoro di questa Patria nostra anzi sua a lei tutta qual linee al centro attenta, e intenta, gli honori, e le dignitadi seguono le virtudi come [2v] le ombre i corpi, indi i gradi eminenti, i titoli gravi ch'ella gode, molto bene dimostrano di quanta prudenza, di qual esperienza ella sia adorna, con quanta destrezza, e maturità di consiglio sappia trattar i pubblici maneggi, nei quali hora indefessa con ogni fedeltà si esercita a beneficio universale, con soddisfazione compitissima, e comune, per il che si è fatta oggimai più che gloriosa con le sue nobilissime azioni, che non tanto il sangue della nobilissima sua famiglia, e ornamento dell'Illustrissima sua persona, quanto la nobilissima sua persona, e splendore dell'Illustrissima sua famiglia, e Patria insieme, e sopra modo con la maniera dolcissima de suoi candidi costumi a tutti così amabile, che piuttosto deva notarsi d'Invidia chi non l'ammira, che di assentatione chi la loda. Viva felice, che cosi incessantemente tutte le Sorelle le preghiamo da N. Sig. et io fra le altre, inetta a lodarla, atta a riverirla chinomi con ogni divoto affetto, la prego accettar questo picciol testimonio della divozione mia, e col baciarle il Lembo delle Sacratissime vesti faccio me stessa, e questo nostro luogo a V. S. Illustriss. e Rever. raccomandata.
Data da S.Matthia, il di 24 Aprile 1617.
A V.S, Illustriss. e Reverendiss.
Humiliss. e devotiss.servitrice nel Sig.
Suor Adeodata Malvasia.
Â
[9r] Al divoto Lettore.
AD amico fedele, che in vita, in morte, et in ogni fortuna habbia dato conforto, consiglio, et aiuto, quantunque si malagevole per forze humane, render giusta ricompensa, deve qualsivoglia industriarsi di riconoscer l'amore, e mostrar al mondo anco che giunger non possa a dicevole guiderdone, almen ch`habbia voluto. Perché non è certo, vizio dell’ingratitudine maggiore, perciò gravissimamete punita da Persi, peggior vizio piacque anco a Xenofonte chiamarlo di tutti gli altri, e disse a ragione il Comico nella Persa, che
scelleratissimo era quell'huomo, che ben sapeva ricever il benefizio, e non ricompensarlo, e tolse facilmente questa sentenza dall'Aiace di Euripide, nel quale si legge, che mai non sarà tenuto da bene colui, né generoso, che pone i ricevuti benefici in oblio; et io per me stimo (se pur picciol fiammella, per non dir femminella, capir può fra tanti splendori [9v] di virtuosi, al mondo più che chiari) che l'ingratitudine sia contraria all'honestà , una specie di crudeltà bestiale, nimica della grazia, della salute, della vita, della compagnia civile, lo disse della Chiesa, e della mia Religione, Tomaso Santo d'Aquino Angelico Dottore, vero interprete della Divina volontà ; e d'altri Santi sentesi già riferire, che a pena si possi trovar crutio nell'Inferno sufficiente a castigar l'ingrato. E su opinione di Seneca, anco non havesse lume di sede, che vizio non fosse più contrario all'humanità ; che più sciolga la congiunzione de gli animali humani, che l'ingratitudine, quale non ha meno in odio Dio ottimo, che la si habbino tra noi gli animi gentili, e magnanimi. E se la gratitudine è ornamento di tutte le virtù, come che da lei nasca l'amore de figliuoli verso il Padre, la Carità verso la patria, l'amicizia fra le genti, l'honore, e la riverenza all'immortal Iddio, non è da dubitar punto, che l'ingratitudine non sia brutezza di tutti gl'altri vizi maggiori, e che da lei non naschino tutti i mali con perpetua infamia [10r] di chi ingrato si mostra. Indi Pitagora, il primo che si chiamò della sapienza amatore non volle che tenessimo le Rondini sotto Tetti, perché secondo Plutarco raffigurano l` ingratitudine. Qual dolcezza sento io quado nelle hore successive, fatti quelli eserciti spirituali, che si devono nel Monasterio, trattenendomi a ravvivar l'intelletto, leggo l'esempio d'Elpi Samio, il quale havendo tratto dalla bocca d’un Leone in Africa, ove era con la nave arrivato, un osso che li teneva in guisa i denti racchiusi, che non poteva magnare, ne rihebbe tal gratitudine dal Leone, che mai mancò mentre stette con la nave al lito, di portargli fiere da lui uccise, per nutrimento di lui, e di tutti quelli ch'erano nella nave; E di quel Serpente, che nutrito di picciolo da un tenero fanciullo, fatto grande e fuggitogli verso boschi, ove la sua natura il richiamava, occorse che passando per quelli, , il figliuolo, che nutrito l’haveva, incappò nei malandrini, e mentre gli facevano violenza per torgli la robba, anzi la vita gridando ad alta voce il figliuolo per ricercar aita, fusse sentito [10v] dal Serpente, qual raccordevole del beneficio con sol lecitosa striscia, verso la parte ove sentea la voce gionger all'orecchio, correndo assalì, e con ogni possibil furia venenosa uccise i malandrini, liberando il suo nutritore dal pericolo della morte; dico fra me stessa, sarà forsi tale l'ingratitudine della creatura ragionevole, che si lasci superar di gratitudine dalle fiere, Ah? Non sia vero mai. E s'alcuni se ne trovano, non sarò io già mai di numero tale. Indi ò benigno Lettore vissuta tant'anni nel Monasterio di San Mattia sotto la Regola del gran Patriarca Domenico, e ricevuti tanti benefici da Christo, e dalla Santissima Vergine, inquieta vivo nell'animo, vogliosa di mostrare a tanti favori qualche gratitudine, et anco tutte le opere mie, e continui esercizi spirituali, che in comune, et in particolare si fanno nel Monasterio, a lei presenti, parmi nulladimeno far men che nulla; e certa essendo che quanto far mi possa e picciol contrapeso a tante grazie, intentata non lascerò giammai occasione alcuna, per la quale mostrar possi animo grato [11r] a tanta Madre , e questa fra le altre mi è parsa assai opportuna, dar alle stampe l’Opera presente. Operai in questo genere qualche cosa già dieci anni sono che io fui Vicaria in questo luogo di San Lucca, tuttavia intenta al governo della Casa non potei dar quel compimento, che bramavo, dove hora di novo essendovi stata sotto la custodia della Molt. Illustre, et Molto Reverenda Madre Suor Alphonsa della nobilissima famiglia de Fantuzzi, di quella dico da quale ne uscirono tanti
huomini, e donne singolari in ogni virtù, che sia meglio tacerle, che dirne pochi, anco che l'obbligo, et amor grande ch'io le devo, e porto mi vi sproni, quali tutte per certo sintillano nella molta prudenza sua, per il che consolata d'animo per industria, e gratia della M. Illust. Vicaria, sana di corpo per gratia della Santissima Vergine ho havuta commodità di scorrere meglio i particolari di questa Santissima Immagine raccogliergli, et accrescergli come vedrai alcuni miracoli operati di novo, e d'altre cose spirituali. Onde spero riceverai, o benigno Lettore, non [11r] poca consolazione. Resta hora, che leggendo, e ritrovando qualche imperfezione, iscusi il sesso feminile nel mio particolare, certo che nell'universale vi è la virtù Heroicha, et forsi in miglior condizione vi son tutte quelle virtù, che ne maschi, et accetti l'affetto mio, e il buon volere: Et io fra tanto qual Cerva matutina fra monti invigilando al mio Signore et alla Regina del Cielo, difesa da Pampini di questa vite, che germogliò, e produsse il più odorifero e suave frutto, che trovar si possi in terra, o in Cielo pregando quella per beneficio dell' anima tua, dirò gioiosa, non temo insidie di cacciator alpestre, ne lingua mordace, serbando al meglio ch'io posso, non mviolando i Pampini della Protettrice.
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