
















(1523, Padua – 1554, Venice).
Biblioteca comunale dell’Archiginnasio
A poet and singer. She was a daughter of jeweler from Padua. After her father’s death she lived in Venice, with her mother, sister Cassandra who was also singer, and her brother who died at the young age. Her book of Verses, was published by her sister immediately after Gaspara’s death, in 1554. The dedicate in dedicatory letter by Gaspara Stampa “Allo illustre mio signore” is recognized in the figure of Venetian nobleman Collatino da Collato (1523-1569), meanwhile the sister Cassandra decides to dedicate the book to Giovanni della Casa (1503-1556).
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RIME DI MADONNA GASPARA STAMPA. CON GRATIA ET PRIVILEGIO. In Venetia, per Plinio Pietrasanta. MDLIIII.
[1R] ALL'ILLVSTRISSIMO ET REVERENDISS. MONSIG. M. GIOVANNI DALLA CASA,
ARCIVESCOVO DI BENEVENTO SUO SIGNORE, CASSANDRA STAMPA.
POICHÉ A DIO nostro Signore è piaciuto di chiamar a se, sul fiore si può dire degli anni suoi la mia da me molto cara, et molto amata sorella; et ella partendo ha portato con esso lei tutte le mie speranze, tutte le consolazioni, et la vita istessa; io ho cercato di levarmi davanti gli occhi tutte le sue cose, acciò che il vederle et il trattarle non rinnovasse l'acerbissima memoria [1v] di lei nell'animo mio, per conseguente non rinfrescasse la piaga dei molti dolori, havendo perduto una cosi savia, e così valorosa sorella. Et volendo et devendo far il medesmo di queste sue Rime, tessute da lei, parte per esercizio dello ingegno suo, felice quanto a Donna, se no m'inganna l’affezione fraterna; parte per esprimere alcun suo amoroso concetto. Molti gentiluomini di chiaro spirito, che l'amarono, mentre visse, hanno potere sopra di me, mi hanno tolta, mal mio grado, da questo proponimento, et costretta a raccogliere insieme quelle che si sono potute trovare; mostrandomi, che io non devea, né potea, per non turbar la mia pace, turbar la gloria della sorella, celando le sue fatiche honorate; questa adunque è stata la cagione, ch'io le ho fatto pubblicare. Perché poi io le habbia dedicate più à nostra Signoria Reverendissima, che ad altro Signore, è per questo. Tre, se io non erro, sono le sorti dei Signori, che si trovano al mondo, di Natura, di Fortuna, et di Virtù; i due primi sono Signori di nome, l'ultimo di effetto; perché quelli sono fatti da altri, et questo si fa da se stesso; però a lui dirittamente si conviene il nome, et la riverenza di Signore. Girando per tanto gli occhi per tutta Italia per trovare a chi più meritevolmente il nome di vero [3r] Signore si convenisse il vivo raggio di nostra Signoria Reverendiss. splende agli occhi miei da quella sua riposta solitudine, ove il più delle volte per dar opera ai suoi gravi, et alti studi, et pascer di preziosissimo cibo il suo divino intelletto, si ritiene; si fattamente, che, come ferro da calamita; sono stata tirata a viva forza a consacrarle a lei, perché oltra, che è Signore di natura, nato nobilissimo in nobilissima città d' Italia; di Fortuna, per le ricchezze amplissime, che ella ha; di virtù, possedendo tutte le più nobili, et più segnalate scienze che si trovino, et alla quale come a chiarissima stella, e ferma, si devono indirizzare tutte le opere di quei, che nel mare di qualsivoglia fatica honorata navigano. Io sono sicura, che in questo compiacerò anche alla benedetta anima della amata sorella mia, se di là s'ha alcun senso, o memoria delle cose di questo mondo, la quale vivendo hebbe sempre per mira nostra Signoria Reverendissima, come uno dei più belli lumi d'Italia, et destinate le sue fatiche; inchinando, et riverendo sempre il nome, et l'alto giudicio di lei qualunque volta se ne ragionava, che era assai spesso, et portando a cielo i suoi dottissimi, leggiadrissimi, et gravissimi componimenti ai pari di tutti gli antichi et moderni, che si leggono.Non isdegni [3v] aqunque nostra Signoria Reverendissima di ricever con quella molta bontà d'animo che Dio le ha dato questi pochi frutti dell'ingegno della desideratissima sorella mia, dalla quale fu mentre visse osservata, et tanto reverita; contentandosi che sotto l'ombra del suo celebratissimo nome si riposi anco la penna, lo studio, l'arte, e gli amorosi, e feruenti disideri di una Donna con tante altre divinissime fatiche dei più alti et esquisiti spirti dell'età nostra; et con questo baciandole le dotte, et sacre mani faccio fine.
Da Venetia al xiii. d'Ottobre. M. D. LIIII.
[7v] ALLO ILLUSTRE MIO SIGNORE,
Poiché le mie pene amorose, che per amor di v.s. porto scritte in diverse lettere et rime, non han possuto una per una, non pur far pietosa v.s. verso di me, ma farla ne anco cortese di scrivermi una parola. Io mi son rissoluta di ragunarle tutte in questo libro, per vedere se tutte insieme lo potranno fare. Qui dunque v.s. vedrà non il pelago delle passioni, delle lagrime, et de` tormenti miei, perché è mar senza fondo; ma un picciolo ruscello solo di esse; né pensi v. s . ch'io habbia ciò fatto, per farla conoscente della sua crudeltà, perché crudeltà non si può dire dove non è obbligo, né per contristarnela; ma per farla piuttosto conoscente della sua grandezza, et allegarla. Perché vedendo esser' usciti dalla durezza vostra, verso di me questi frutti congetturerà, quali saranno quelli, che usciranno dalla sua pietà, se avverrà mai, che i cieli me la faccino pietosa, o obietto nobile, o obietto chiaro, o obietto divino, poiché tormentando ancora giovi, et [8r] fai frutto. Legga v.s, dunque quando haverà tregua dalle sue maggiori, e più care cure, le note delle cure amorose, et gravi della sua fidissima, et infelicissima Anassilla; et da questa ombra prenda argomento quali ella le debba provare et sentir nell'animo, che certo se accaderà giammai, che la mia povera et mesta casa sia fatta degna del ricevere il suo grade hoste, che è v.s. io son sicura, che i letti, le camere, le sale, et tutto racconteranno i lamenti, i singulti, i sospiri, et le lagrime, che giorno, et notte ho sparse, chiamando il nome di v.s. benedicendo però sempre nel mezzo dei miei maggior tormenti i cieli et la mia buona sorte della cagion d' essi; perioché, assai meglio è per voi Conte morire, che gioir per qualunque. Ma che fo io? perché senza bisogno tengo v.s. troppo lungamente a noia, ingiuriando anco le mie Rime, quasi che esse non sappian dir le lor ragioni, habbian bisogno dell'altrui aita? rimettendomi dunque ad esse farò fine, pregando v. s. per ultimo guiderdone della mia fedelissima servitù, che nel ricever questo povero libretto, mi sia cortese sol di un sospiro, il quale refreschi cosi lontano la memoria della sua dimenticata et abbandonata Anassilla. Et tu libretto mio depositario delle mie lagrime, appresentati nella più humil forma, che saprai dinanzi al Signor nostro in compagnia della mia candida fede. Et, se in recevendoti, vedrai rasserenar pur un poco quei miei fatali et eterni lumi, beate tutte le nostre fatiche et felicissime tutte le nostre speranze, et così ti resta seco eternamente in pace.
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(1562, Padova – 1604, Lione)
Biblioteca Civica Padova
Isabella Andreini was an acclaimed actress and writer during her lifetime. She published a pastoral play Mirtilla in 1588 and the book of verses Rime in 1601. Her other two books, Letters,1607 and Fragmenti,1617, were published posthumously, by her husband and fellow actor Francesco Andreini (ca. 1548–1624). Isabella Andreini was a member of the Accademia degli Intenti of Pavia.

















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MIRTILLA PASTORALE D’ISABELLA ANDREINI Comica Gelosa
Nuovamente ristampata. Con licenza de’ superiori
In Venezia, MDXCVIII, Apresso Marc’Antonio Bonibelli
[2r] Alla illustrissima ed eccellentiss. Sig. la sig. donna Lavinia de la Rovere Marchesa del Vasto. Signora mia colendiss.
Io cominciai quasi da scherzo, illustrissima et Eccellentissima Signora, ad attendere agli studi della poesia e di tanto diletto gli trovai, che io non ho mai più potuto da sì fatti trattenimenti rimanermi, e come dal cielo mi sia stato negato ingegno atto a sì alto e nobile esercizio, non per questo mi son io sgomentata, anzi mi sono ingegnata d’assomigliarmi [2v] a quelli che nati e allevati nelle Alpi nevose o campi sterili, non però lasciano di coltivarli a tutto lor potere per renderli più che possano fecondi. È l’ingegno umano cosa troppo divina, e coloro che nell’ozio intrepidi lasciano così raro dono perire, non meritano tra gli uomini essere annoverati, però che trapassando la vita loro con perpetuo silenzio, a guisa che le bestie fanno, non sono buoni ad altro che a consumar quello che dalla natura o dalla terra è prodotto. Da sì fatta maniera di vita e costumi desiderando io d’allontanarmi, seguitai gli incominciati studi; onde m’avvenne alli giorni passati di comporre una pastorale la quale io, per avventura troppo ardita, mando ora fuori con la scorta del nome di Vostra Eccellenza illustrissima. Desiderando che ciò mi giovi a mostrarle la devozione e riverenza ch’io le porto, non intendendo che l’autorità del suo divino nome la difenda, perciò che essendo questa la prima fatica dell’ingegno mio che sia venuta in luce, desidero sentirne liberamente l’opinione di ciascuno, per potere i difetti di questi e degli altri miei scritti emendare. Accetti pertanto Vostra Eccellenza illustrissima questa mia PASTORALE, che Hora le appresento, con quella istessa Humanità ch’ella [3r] più volte s’è degnata (contra ogni mio merito) di prestar grato silenzio alle mie vive parole, e per non infastidirla humilmente me le inchino, baciandole con ogni riverenza le degnissime mani e pregandole da Dio ogni suo maggior contento e felicità.
Di Verona il dì 24 di febraro MDLXXXVIII
Di V. E. Illustriss. Humiliss. Serva, e dovota
Isabella Andreini Comica Gelosa
[3v] Alla Molto Illustre Signora, La Sig, Lodovica Pellegrina, La cavaliera.
La Pastorale della Signora Isabella Andreini piacque si fattamente a tutti quelli, che l’hanno avuta per le mani questi giorni adietro, che fu stampata, ch’io mi sono risoluto di adornar d’essa le mie stampe, et apresso dar contentezza a quelli, che la desiderano, non avendosene potuto, non dico havere, ma appena vedere in quella prima impressione. Però con questa mia honoratissima risolutione, havendola ristampata, ho voluto lasciarla vedere sotto la protettione di V.Sig. molto illustre. Et siccome dalla Fautora d’essa fu inviata al mondo segnata in fronte dal glorioso [4r] nome dell’Eccellentiss. Signora Marchesana del Vasto, così mi ha parso convenevole farla vedere di nuovo con la honoratissima scorta di V. Sign. Illustre: la quale non è per portarle, se non chiarissimo splendore, et a me allegrezza non poca, degnandosi di accettarla con quell’animo , ch’io gliela dedico. Et pregandole da nostro Signore ogni felicità, humilmente le faccio riverenza.
Di Verona il dì 26 Aprile 1588.
Di V. S. molto illustre.
Affezionatissimo servitore,
Sebastiano delle Donne.
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