



(1553-1595, Vincenza)
Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio
Writer, recognised during her life mostly due to her pastoral Flori, inspired by Tasso’s Aminta. Her works are:
Discorso sopra l’annonciatione della beata Vergine, 1585, Flori, favola boscareccia, 1588, and Calisa, 1589. Calisa is dedicated to Curzio Gonzaga (1530-1599), nobleman, writer and diplomat.
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Transcript
CALISA EGLOGA DI MADDALENA CAMPIGLIA
All’Illustriss. Signor Curtio Gonzaga.
In Vicenza, Appresso Giorgio Greco M.D. LXXXIX
Con licentia de’Superiori.
[2r] All’Illusstrissimo Signor Curtio Gonzaga.
Maddalena Campiglia.
Sarà questo peravventura Illustriss. Sig. quel maggior segno della divotion mia, che io promisi donandole la mia favola boscareccia? Et forse ch’ella non fu fuora ogni merito suo e lietamente, e benignamente accolta? Per certo se ne dovrà egli maravigliare non poco poiché ragion vuole, che di gran lunga un’Egloga sia inferiore ad una favola, ma siccome è vero questo così [2v] è verissimo ancora, che Calisa avanzando di merito non pur Flori, ma tutte le altre ninfe, non dovrà farmi parer mancatrice della promessa; oltre che s’io osservando le singolarissime sue virtuti non sono (merce sua) conosciuta immeritevole di perpetuamente servire all’infinito suo valore, potrò ben stimar da qui innanzi ogn’azion mia più che fin’hora non habbia fatto, et quindi tener più degna Calisa che Flori; ma né l’una, né l’altra di queste ragioni mi vaglia; sia questa solamente un’ombra del desiderio che io tengo di continuamente honorare, et servire V. S. Illustriss. poi che fin’hora per una indisposizione lunga, et pericolosa de miei occhi (la qual tuttavia mi va pur tenendo involta in incredibile tormento) non sono potuta adoprarmi in cosa di più rilevo per maggiormente honorarla, il che pur spero un giorno di fare; s’aggiunge a tutto ciò, che dubitando io questa [3r] Egloga mia già furatami (non so come) senza che pur l’avessi riveduta una sola volta, non fosse stampata altrove, con mio disgusto, et forse maggiormente colma di errori conveniva che io mi risolvessi a farla uscire men lacerata di quello che all’hora ella si ritrovava. Consentissi dunque V.S. Illustriss. che io la freghi del suo chiarissimo nome da me più che mai riverito nel suo bellissimo, et leggiadrissimo poema, il quale sarà anco (spero) non meno per l’avvenire ammirato da ogni pellegrino ingegno, et anzi più mille volte s’ella (già postavi l’utima mano e resolo a perfetta finezza) non froderà se stessa dalle dovute lodi ristampandolo per gloria di se medesima, honor del mondo, et utile, et diletto de buoni, da quali se verrà egli letto accuratamente, et considerato, ben so che stupiranno meco come il Cielo in un Cavaliero tanto nobile tanta virtù riponesse a nostri tempi [3v] forse per porre obietto singolare fra noi, et indi destrarci a lodevoli imprese, io andando cara a me stessa intanto più che non soglio, giovandomi di credere che non le spiaccia che io per straordinario stimi il suo valore già fattane sicura dal FIDO AMANTE istesso, non altro più disiando che servirla come l’ammiro, me gl’inchino, et riverentemente le bacio le mani.
Di Vicenza il dì 9. Nobembrio 1589.
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(1553-1595, Vincenza)
Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio
Writer, recognised during her life mostly due to her pastoral Flori, inspired by Tasso’s Aminta. Her works are:
Discorso sopra l’annonciatione della beata Vergine, 1585, Flori, favola boscareccia, 1588, and Calisa, 1589. Calisa is dedicated to Curzio Gonzaga (1530-1599), nobleman, writer and diplomat.




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CALISA EGLOGA DI MADDALENA CAMPIGLIA
All’Illustriss. Signor Curtio Gonzaga.
In Vicenza, Appresso Giorgio Greco M.D. LXXXIX
Con licentia de’Superiori.
[2r] All’Illusstrissimo Signor Curtio Gonzaga.
Maddalena Campiglia.
Sarà questo peravventura Illustriss. Sig. quel maggior segno della divotion mia, che io promisi donandole la mia favola boscareccia? Et forse ch’ella non fu fuora ogni merito suo e lietamente, e benignamente accolta? Per certo se ne dovrà egli maravigliare non poco poiché ragion vuole, che di gran lunga un’Egloga sia inferiore ad una favola, ma siccome è vero questo così [2v] è verissimo ancora, che Calisa avanzando di merito non pur Flori, ma tutte le altre ninfe, non dovrà farmi parer mancatrice della promessa; oltre che s’io osservando le singolarissime sue virtuti non sono (merce sua) conosciuta immeritevole di perpetuamente servire all’infinito suo valore, potrò ben stimar da qui innanzi ogn’azion mia più che fin’hora non habbia fatto, et quindi tener più degna Calisa che Flori; ma né l’una, né l’altra di queste ragioni mi vaglia; sia questa solamente un’ombra del desiderio che io tengo di continuamente honorare, et servire V. S. Illustriss. poi che fin’hora per una indisposizione lunga, et pericolosa de miei occhi (la qual tuttavia mi va pur tenendo involta in incredibile tormento) non sono potuta adoprarmi in cosa di più rilevo per maggiormente honorarla, il che pur spero un giorno di fare; s’aggiunge a tutto ciò, che dubitando io questa [3r] Egloga mia già furatami (non so come) senza che pur l’avessi riveduta una sola volta, non fosse stampata altrove, con mio disgusto, et forse maggiormente colma di errori conveniva che io mi risolvessi a farla uscire men lacerata di quello che all’hora ella si ritrovava. Consentissi dunque V.S. Illustriss. che io la freghi del suo chiarissimo nome da me più che mai riverito nel suo bellissimo, et leggiadrissimo poema, il quale sarà anco (spero) non meno per l’avvenire ammirato da ogni pellegrino ingegno, et anzi più mille volte s’ella (già postavi l’utima mano e resolo a perfetta finezza) non froderà se stessa dalle dovute lodi ristampandolo per gloria di se medesima, honor del mondo, et utile, et diletto de buoni, da quali se verrà egli letto accuratamente, et considerato, ben so che stupiranno meco come il Cielo in un Cavaliero tanto nobile tanta virtù riponesse a nostri tempi [3v] forse per porre obietto singolare fra noi, et indi destrarci a lodevoli imprese, io andando cara a me stessa intanto più che non soglio, giovandomi di credere che non le spiaccia che io per straordinario stimi il suo valore già fattane sicura dal FIDO AMANTE istesso, non altro più disiando che servirla come l’ammiro, me gl’inchino, et riverentemente le bacio le mani.
Di Vicenza il dì 9. Nobembrio 1589.
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