
















(1592 – 1641, Venice)
Biblioteca Civica Padova
Manifesto is her only published work. Apart from this, she wrote letters and sonnets.
She dedicates Manifesto to her father, Simon Copia.
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Transcript
MANIFESTO Di SARRA COPIA SULAM HEBREA.
Nel quale è da lei riprovata, e detestata l’opinione negante l’Immortalità dell’Anima, falsamente attribuitale dal Sig. Baldassare Bonifaccio. Con Licenza de’ Superiori. In Venetia, MDCXXI.
Apresso Antonio Pinelli
Transcription is compared with the original and is taken from: https://www.engramma.it/eOS/index.php?id_articolo=2919 [last access 19 December 2024]
[2r] A chi legge.
Posso creder, benigni Lettori, che sia per parervi cosa strana che il mio Nome, non affatto ignoto in questa Città né fuori, comparisca la prima volta alle stampe in materia assai diversa da quella che poteva forse esser aspettata dalla mia penna; ma l’altrui, o sia stata malignità , o simplicità , o trascuratezza, mi ha necessitata a quello, a ché non ero per movermi facilmente per qual si voglia occasione ancorché io mi ritrovi qualche fatica da poter mandar alla luce, la quale, se io non fallo, potrebbe dal mondo esser più volentieri veduta e forse più gradita di questa. Dico che sono stata astretta a comporre e dar fuori frettolosamente questa breve scrittura, non con fine o pensiero alcuno di procacciarmi gloria, ma solo per defendermi da una falsa calunnia datami dal Sig. Baldassarre Bonifaccio il quale, in un suo discorso stampato ultimamente dell’Immortalità dell’Anima, dice affirmativamente che io nego quest’infallibile verità , che l’Anima humana sia immortale: cosa tanto lontana dalla mia opinione quanto è lontano da ogni sua scienza il poter sapere l’interno de’ cuori; onde non dovete promettervi novità di pensieri né copia de dottrina; [2v] prima perché il mio fonte ne è scarso, massime hora che mi è molestissima la fatica de gli studii, per esser a pena risorta da una grave infirmità , che lungamente mi ha tenuta oppressa con pericolo di morte, dalla quale non per altro credo che la Divina bontà sia  compiaciuta preservarmi, che perché io potessi liberar la mia fama da una sì grave macchia che mi si era preparata; poiché la mia morte non haverebbe punto ritenuto l’aversario dall’ambitiosa risolutione, per la quale quasi due anni si è affaticato; poi perché non conveniva che io interponessi dilatione di tempo né longhe dicerie a ributtar l’offesa, per lo pericolo del danno che poteva risultarmene. E finalmente, perché il fatto stesso non richiedeva altra dottrina che la sinceratione dell’animo mio e di quel religioso affetto che io devo a Dio et alla legge che egli mi ha data, potendo nel resto ogni giudicioso intelletto per sé stesso conoscere, in leggendo quel libro, quanto spropositamente l’Autore vada disfidando altri in cosa, alla quale a nessuno, o Hebreo o Christiano, è lecito di contradire. Piacciavi dunque, cortesissimi Lettori, di veder per semplice curiosità questa mia necessaria difesa e, come giusti e benigni giudici, assolvendo chi falsamente viene accusato, rimovete dalla vostra presenza il falso accusatore, e vivete lieti.
[3r] Dedicatione dell’Opera al SIGNOR SIMON COPIA suo dilettissimo Genitore
La Dedicatione di questa mia breve ma necessaria fatica non poteva convenevolmente esser diretta se non a chi ha fatto passaggio da questa mortal vita, accioché gl’effetti stessi corrispondessero a quel che nell’opera affermo esattamente l’essere immortale dell’anime: onde a te, anima direttissima, che desti l’essere a quel caro composto da cui fu generata in questo mondo, a te dico, mio svisceratissimo genitore, che, benché spogliato del caduco velo tra spirti viventi dimori e dimorerai in eterno, ho voluto io far questo picciolo dono. [3v] Primieramente perché concedendoti la Divina bontà di essere partecipe delle cose di qua, possi accrescer le tue gioie, con quel poco acquisto di fama che nel mio nome forsi vedrai, per la qual cagione penso non ti farà men caro haver prodotto una donna per conservazione del tuo nome al mondo di quel che ti sarebbe stato l’haver prodotto un huomo come in questa vita mostravi estremo desiderio, e poi anco per darti qualche segno della continuazione che in me perpetuamente si conserva di quell’inespressibile amore che sempre mi portasti. Godi dunque per hora questa picciola caparra dell’affetto immenso di una tua diletta figliola, ché se mi sarà concesso poter sperar salute che vita, come mi è conceduta alcuna fecondità de’ parti dell’ingegno, vivrà in essi vivamente espresso, non meno il tuo che il mio nome.
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(1592 – 1641, Venice)
Biblioteca Civica Padova
Manifesto is her only published work. Apart from this, she wrote letters and sonnets.
She dedicates Manifesto to her father, Simon Copia.

















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MANIFESTO Di SARRA COPIA SULAM HEBREA.
Nel quale è da lei riprovata, e detestata l’opinione negante l’Immortalità dell’Anima, falsamente attribuitale dal Sig. Baldassare Bonifaccio. Con Licenza de’ Superiori. In Venetia, MDCXXI.
Apresso Antonio Pinelli
Transcription is compared with the original and is taken from: https://www.engramma.it/eOS/index.php?id_articolo=2919 [last access 19 December 2024]
[2r] A chi legge.
Posso creder, benigni Lettori, che sia per parervi cosa strana che il mio Nome, non affatto ignoto in questa Città né fuori, comparisca la prima volta alle stampe in materia assai diversa da quella che poteva forse esser aspettata dalla mia penna; ma l’altrui, o sia stata malignità , o simplicità , o trascuratezza, mi ha necessitata a quello, a ché non ero per movermi facilmente per qual si voglia occasione ancorché io mi ritrovi qualche fatica da poter mandar alla luce, la quale, se io non fallo, potrebbe dal mondo esser più volentieri veduta e forse più gradita di questa. Dico che sono stata astretta a comporre e dar fuori frettolosamente questa breve scrittura, non con fine o pensiero alcuno di procacciarmi gloria, ma solo per defendermi da una falsa calunnia datami dal Sig. Baldassarre Bonifaccio il quale, in un suo discorso stampato ultimamente dell’Immortalità dell’Anima, dice affirmativamente che io nego quest’infallibile verità , che l’Anima humana sia immortale: cosa tanto lontana dalla mia opinione quanto è lontano da ogni sua scienza il poter sapere l’interno de’ cuori; onde non dovete promettervi novità di pensieri né copia de dottrina; [2v] prima perché il mio fonte ne è scarso, massime hora che mi è molestissima la fatica de gli studii, per esser a pena risorta da una grave infirmità , che lungamente mi ha tenuta oppressa con pericolo di morte, dalla quale non per altro credo che la Divina bontà sia  compiaciuta preservarmi, che perché io potessi liberar la mia fama da una sì grave macchia che mi si era preparata; poiché la mia morte non haverebbe punto ritenuto l’aversario dall’ambitiosa risolutione, per la quale quasi due anni si è affaticato; poi perché non conveniva che io interponessi dilatione di tempo né longhe dicerie a ributtar l’offesa, per lo pericolo del danno che poteva risultarmene. E finalmente, perché il fatto stesso non richiedeva altra dottrina che la sinceratione dell’animo mio e di quel religioso affetto che io devo a Dio et alla legge che egli mi ha data, potendo nel resto ogni giudicioso intelletto per sé stesso conoscere, in leggendo quel libro, quanto spropositamente l’Autore vada disfidando altri in cosa, alla quale a nessuno, o Hebreo o Christiano, è lecito di contradire. Piacciavi dunque, cortesissimi Lettori, di veder per semplice curiosità questa mia necessaria difesa e, come giusti e benigni giudici, assolvendo chi falsamente viene accusato, rimovete dalla vostra presenza il falso accusatore, e vivete lieti.
[3r] Dedicatione dell’Opera al SIGNOR SIMON COPIA suo dilettissimo Genitore
La Dedicatione di questa mia breve ma necessaria fatica non poteva convenevolmente esser diretta se non a chi ha fatto passaggio da questa mortal vita, accioché gl’effetti stessi corrispondessero a quel che nell’opera affermo esattamente l’essere immortale dell’anime: onde a te, anima direttissima, che desti l’essere a quel caro composto da cui fu generata in questo mondo, a te dico, mio svisceratissimo genitore, che, benché spogliato del caduco velo tra spirti viventi dimori e dimorerai in eterno, ho voluto io far questo picciolo dono. [3v] Primieramente perché concedendoti la Divina bontà di essere partecipe delle cose di qua, possi accrescer le tue gioie, con quel poco acquisto di fama che nel mio nome forsi vedrai, per la qual cagione penso non ti farà men caro haver prodotto una donna per conservazione del tuo nome al mondo di quel che ti sarebbe stato l’haver prodotto un huomo come in questa vita mostravi estremo desiderio, e poi anco per darti qualche segno della continuazione che in me perpetuamente si conserva di quell’inespressibile amore che sempre mi portasti. Godi dunque per hora questa picciola caparra dell’affetto immenso di una tua diletta figliola, ché se mi sarà concesso poter sperar salute che vita, come mi è conceduta alcuna fecondità de’ parti dell’ingegno, vivrà in essi vivamente espresso, non meno il tuo che il mio nome.
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